29 Giugno 2009. E' la data di una tragedia. Non sto parlando di un terremoto, nè di uno tsunami, nè di un qualsiasi evento naturale catastrofico. Sto parlando di una disgrazia tremenda, avvenuta a causa di un "errore" nei binari delle ferrovie tremendamente vecchie (risalenti al dopoguerra) della cittadina di Viareggio. E' una città piccola, famosa per il Carnevale, per l'allegria della sua gente, per le sue spiagge magnifiche. Una città che è stata scossa e distrutta in parte dal deragliamento di una cisterna di gas GPL, che ha provocato un incendio di dimensioni indescrivibili, con conseguenze altrettando tremende. Erano su per giù le 23,50 quando è successo. Immediatamente, tutta Viareggio, spaventata dall'enorme botto dello scoppio si è precipitata per le strade. Ed immediatamente, chiunque si trovasse nei paraggi della ferrovia, ha trovato la morte. Cinque palazzine sono crollate, due del tutto, e le altre in parte. Oltre 50 i feriti, tra ustionati e colpiti dalle macerie delle case. Moltissimi di loro sono in condizioni disperate, ustionati nel 90% del corpo, condannati a morte. I morti ammontano a quasi 20, tra cui molti bambini, carbonizzati vivi dalle fiamme. Non esiste morte peggiore. Un migliaio sono gli sfollati. E tutta la città sotto shock. Le fiamme di oltre 100 metri hanno sconvolto la vita di moltissime persone, e quelle che sono state così fortunate da poterlo descrivere, come me, ne sono rimaste traumatizzate. Se c'è qualcuno, che leggendo questo post si commuoverà, e capirà il dolore delle persone che abitano a Viareggio, lasci un messaggio, un pensiero, una parola di conforto per tutte quelle famiglie distrutte, per tutti i bambini la cui vita è stata stroncata così presto, per tutti quei ragazzi che hanno perso i genitori, per coloro che hanno perso i figli, per chi ha perso la casa, e tutto ciò che possedeva. Inserirò nella lista degli "iscritti" chiunque lasci un commento.
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«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»
Group: Studente Corvonero Posts: 13914 Location: L'isola che Non c'è <3
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Non posso dire di comprendere il dolore delle vittime o di chi ha assistito alla tragedia, perchè non sarebbe vero, dato che non ne ho mai provato uno tanto enorme. Le solite parole e frasi come "Mi dispiace", "E' stato terribile" le conosciamo già troppo bene. Perciò mi auguro solo che tutti coloro che sono stati lesi in quella notte possano superare il danno subito moralmente e fisicamente, guardando al futuro. ♥
«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»
Group: Studente Tassorosso Posts: 5247 Location: Dal fantastico pianeta della Sesta Luna
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Sicuramente viverla da fuori non da certamente lo stesso dolore. Posso a malapena provare ad immaginare cosa stia passando tutta la gente. Ma se in un piccolo gesto come questo posso stare vicina, almeno con il cuore, a Viareggio, lo faccio
«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»