Avanti ragazzi, non si dicono le bugie. Tutti amiamo la Coca Cola, inutile dire di no. Con quel suo particolarissimo ed unico gusto, assolutamente inimitabile. Come dirle di no? Anche voi quando vedere una lattina in un bar non sapete resistere anche se i costi sono assurdi a volte? Allora dovete unirvi a noi! Facciamo sapere in tutta la rete quanto la Coca Cola è amata dagli italiani!
«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»
<<well maybe you're not afraid of me but I'm sure you've thought about me naked, huh?>> <<am I that transparent? I want you, I *need* you, oh baby, oh baby>>
«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»
«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»
«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»
«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»
«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»
«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»
Ti ricorderò in ogni gesto più imperfetto Ogni sogno perso e ritrovato in un cassetto In quelle giornate che passavano in un' ora E la tenerezza i tuoi capelli e le lenzuola E no, non piangere che non sopporto le tue lacrime Non ci riuscirò mai Perché se sei felice Ogni sorriso è oro E nella lontananza perdonandoti ti imploro E parlerà di te È solo che… Che quando non ritorni ed è già tardi e fuori è buio Non c'è una soluzione questa casa sa di te E ascolterò i tuoi passi e ad ogni passo starò meglio E ad ogni sguardo esterno perdo l'interesse E questo fa paura Tanta paura Paura di star bene Di scegliere e sbagliare Ma ciò che mi fa stare bene sei tu amore Ho collezionato esperienze da giganti Ho collezionato figuracce e figuranti Ho passato tanti anni in una gabbia d' oro Si forse bellissimo, ma sempre in gabbia ero ora dipenderò sempre dalla tua allegria Che dipenderà sempre solo dalla mia Che parlerà di te E parlerà di te È solo che… Che quando non ritorni ed è già tardi e fuori è buio Non c'è una soluzione questa casa sa di te E ascolterò i tuoi passi e ad ogni passo starò meglio E ad ogni sguardo esterno perdo l'interesse e tanto ti amo che per quegli occhi dolci posso solo stare male e quelle labbra prenderle e poi baciarle al sole perché so quanto fa male la mancanza di un sorriso quando allontanandoci sparisce dal tuo viso e fa paura tanta paura paura di star bene di scegliere e sbagliare ma ciò che mi fa stare bene ora sei tu amore e fuori è buio ma ci sei tu amore e fuori è buio
«Quando Re Liar muore nel quinto atto, sai Shakespeare che ha scritto? ha scritto "muore". Tutto qui, niente di più. Niente fanfare, niente metafore, nessuna brillante battuta finale. Il culmine del più importante lavoro della letteratura drammatica di tutti i tempi è "muore". C'è voluto Shakespeare, un genio, per escogitare un "muore". E quando mi capita di rileggere quella parola mi ritrovo totalmente sopraffatto dallo smarrimento. E lo so che è naturale sentirsi tristi, ma non per quella parola, ma per tutta la vita che c'è stata prima di quella parola»